Orari di ufficio: Lun-Ven: 08:00-13:00 / 14:00-17:30

I sussidi dannosi per l’ambiente

I sussidi dannosi per l’ambiente

7 Settembre 2021
|

I sussidi dannosi per l’ambiente e l’inquinamento: la necessità di un cambio di paradigma.

Uno dei modi migliori per ridurre l’inquinamento e favorire una politica più attenta alle risorse naturali è quello di intervenire sui sussidi dannosi per l’ambiente. Diversi settori produttivi infatti godono di ampi sostegni statali, che continuano ad alimentare comparti fortemente inquinanti. Paradossalmente vengono finanziate le fonti che sono la causa dei cambiamenti climatici, mentre non vengono sufficientemente sostenute le alternative sempre più competitive e pulite, come il solare e l’eolico, toccati in tono minore dagli aiuti di stato.

A questo scopo il Ministero dell’Ambiente ha redatto a metà 2021 il Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e sfavorevoli proprio con l’obiettivo di indicare interventi chirurgici capaci di modificare la situazione, favorire una politica green più efficace e quindi la produzione di energia pulita. Nel dettaglio l’ultima edizione del catalogo identifica 33 sussidi dannosi, concentrati soprattutto in ambito energetico, per un ammontare di 13.163,33 milioni di euro. Una cifra enorme.

Il Catalogo analizza cinque macro-categorie: 1) Agricoltura e pesca, 2) Energia, 3) Trasporti, 4) Iva agevolata, 5) Altri sussidi. Ovviamente la parte più corposa degli incentivi studiati è associata alla seconda macro-categoria il settore energetico, con 48 sussidi analizzati. Qui si concentra, come ricordato in precedenza, la maggior parte dei sussidi dannosi perché questo settore è responsabile della maggiore quota emissiva, circa il 30% del totale. Al settore energetico segue quello dei trasporti.

Un esempio di sussidi ambientali dannosi sono quelli destinati ai combustili fossili (fossil fuel subsidies). Su questo segmento, da diverso tempo, si è concentrata l’attenzione internazionale che attraverso gli Accordi di Parigi ha deciso non solo di combattere le emissioni di gas serra, ma di contrastare in maniera sostanziale anche i cambiamenti climatici. Ed è sicuramente qui che si devono produrre i maggiori sforzi per ridurre le emissioni.

Legambiente è da sempre in prima linea per l’eliminazione dei sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili e da molti anni produce dossier e iniziative capaci di mostrare la dimensione del problema. La stima per l’Italia dei contributi complessivi di cui beneficiano le fonti fossili è arrivata a 18,8 miliardi di euro nel 2019.

Il sostegno economico ai combustibili fossili produce quindi non solo danni all’ambiente e alla salute umana, ma falsa il mercato: distorce i prezzi e incoraggia il consumo eccessivo di risorse limitate e a forte impatto emissivo. Innesca insomma un circolo vizioso che non fa altro che peggiorare la situazione.

Il risultato finale prodotto dal Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e sfavorevoli è il seguente: su 67 sussidi analizzati a fronte di un totale di 171 identificati, sono stati rilevati 34 sussidi dannosi, 23 favorevoli e 10 incerti.

Più in generale quello che sembra oggi necessario è abbattere drasticamente le emissioni che alterano il clima, decarbonizzare l’economia e raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi, per arrivare a eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili entro il 2025. Come l’Unione Europea suggerisce da tempo, anche se ancora non è riuscita a rendere effettiva una carbon tax.

Un possibile terreno di intervento resta quello della fiscalità: l’aumento di tassazione per i settori più inquinanti produce effetti vantaggiosi, perché sconsiglia l’investimento in questi comparti ed evita di tenere in piedi artificialmente settori antieconomici. Ma l’obiettivo deve essere più ambizioso: quello che serve è un cambiamento radicale e profondo, una riforma fiscale ecologica che partendo dalle politiche istituzionali arriva anche alle scelte dei cittadini, che passano dall’essere semplici consumatori a soggetti attivi e protagonisti del cambiamento.

Un’occasione imperdibile per questo cambio di paradigma è sicuramente contenuta nel programma dell’Unione Europea Next generation Eu – chiamato comunemente Recovery Found – dove sono stanziati circa 77 miliardi per la transizione ecologica. Un’opportunità per promuovere energie pulite, rinnovabili e per superare finalmente i combustibili fossili. Un’occasione che il sistema paese Italia deve cogliere per ragionare di sviluppo sostenibile, inquinamento ed energia pulita.