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Un limite al pentaclorofenolo dall'UE

Un limite al pentaclorofenolo dall’UE

21 Settembre 2021
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Il nuovo regolamento delegato dell’Unione Europea 2021/277

Nella primavera del 2021 l’Unione Europea ha messo un freno alla diffusione del pentaclorofenolo (PCP) ai suoi sali ed esteri, inserendolo negli inquinanti organici persistenti (Persistent Organic Pollutants, POP) attraverso il Regolamento Delegato UE 2021/277 della Commissione del 16 dicembre 2020. Questo regolamento è entrato definitivamente in vigore nella primavera del 2021, e ha integrato il precedente Regolamento UE 2019/1021.

Il pentaclorofenolo è un composto organico aromatico clorurato che per molti anni è stato largamente usato come sale sodico, insetticida, fungicida, erbicida, disinfettante e additivo nelle pitture antivegetative. Il suo principale impiego è come preservante del legno – per proteggere il legname dalle carie del legno e dagli insetti nocivi – ma viene anche usato in agricoltura come defogliante per il cotone e come biocida negli impianti delle acque industriali (in particolare come molluschicida). Questo utilizzo su larga scala ha di fatto significato un suo massiccio rilascio nell’ambiente.

Oggi, a tutti gli effetti, il pentaclorofenolo viene inserito nella lista degli inquinanti organici persistenti (POP). I POP sono sostanze chimiche tossiche che, essendo difficilmente degradabili ma anche facilmente propagabili per mezzo di aria, acqua e fauna, sono molto nocive per la salute umana e per l’ambiente.

Nello specifico il Regolamento Delegato UE sancisce a livello comunitario che:  “Ai fini della presente voce, l’articolo 4, paragrafo 1, lettera b), si applica al pentaclorofenolo e suoi sali ed esteri presenti in sostanze, in miscele o in articoli in concentrazioni pari o inferiori a 5 mg/kg (0,0005 % in peso).”  

Prima dell’introduzione di questa specifica, il pentaclorofenolo figurava già nell’Allegato I del Regolamento, senza però che venisse indicato un valore limite come contaminante non intenzionale in tracce. Rimaneva insomma non delineata la quantità minima tollerata.

Tuttavia la nocività di questo composto era nota da tempo: già nel Protocollo di Aarhus (1998) e nella Convezione di Stoccolma (2004) – entrambe incentrate sugli inquinanti organici persistenti – si accennava alla questione. Anche nel precedente Regolamento UE 2019/1021 veniva espressa preoccupazione per questo genere di composti: «Il continuo rilascio nell’ambiente di inquinanti organici persistenti (Persistent Organic Pollutants – POP) suscita grave preoccupazione nell’Unione. Queste sostanze chimiche sono trasportate attraverso le frontiere internazionali, lontano dal luogo di rilascio, e persistono nell’ambiente, sono soggette a bioaccumulo attraverso la catena alimentare e presentano un rischio per la salute umana e per l’ambiente. Occorre pertanto adottare provvedimenti ulteriori per tutelare la salute umana e l’ambiente contro tali inquinanti».

Soprattutto negli Usa, almeno fino alla metà degli anni Ottanta, ovvero quando si è incominciato a parlare del suo effetto nocivo ed è diventato un pesticida a uso limitato, il PCP era uno dei biocidi più utilizzati. Nell’Unione Europea la produzione del PCP e del pentaclorofenolo di sodio (NaPCP) è invece cessata nel 1992. Nonostante però non venga più prodotto sia in UE sia negli USA, il PCP rimane tutt’oggi una sostanza chimica molto usata, a scapito della salute umana, anche in Occidente. L’obiettivo di questa direttiva comunitaria è non solo evitare il diffondersi di comportamenti scorretti e lesivi della salute individuale e collettiva, ma arrivare alla drastica riduzione, se non all’eliminazione, dell’utilizzo del pentaclorofenolo.

Il problema del PCP è che viene assorbito velocemente e in modo completo dall’apparato digerente. E dopo essere entrato nel sangue, si combina almeno in parte con proteine e plasma. Nello specifico l’esposizione acuta per inalazione causa nelle persone effetti neurologici, ematici ed epatici e gravi problemi oculari. L’esposizione a lungo termine al PCP e la sua inalazione causano nell’uomo problemi a vie respiratorie, sangue, reni, fegato, sistema immunitario, occhi e pelle. È in altre parole estremamente tossico e i suoi effetti sono fortemente impattanti per la salute degli individui.

La politica dell’Unione Europea in materia diventa quindi netta: non solo divieto di produzione, ma anche graduale eliminazione di ogni traccia di composti chimici dannosi come pentaclorofenolo.